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In una PET, l’amiloide appare come una chiazza di colore che ricopre la corteccia, più intensa nei punti in cui la proteina viscosa si è accumulata formando placche. Per decenni l’interpretazione di queste scansioni si è basata su un presupposto ben definito: se si è portatori della variante genetica APOE ε4, il più forte fattore di rischio genetico comune per l’Alzheimer a esordio tardivo, è molto più probabile che il cervello si illumini. Più amiloide, più rischio. La logica sembrava quasi meccanica. Una nuova analisi condotta su oltre 17.000 anziani suggerisce che, dopotutto, il meccanismo non sia poi così uniforme.
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